I panettoni e le vespe

 

L’annuncio del Natale sono le torri di panettoni in una scacchiera senza re e regine nelle corsie dei market con pedine al carrello ma, a farne scacco, son le casse; le luci non son dell’albero ma delle offerte scontate che brillano per ingrassare i polli, i carrelli, le tavole e le pattumiere.

Ma la scacchiera più divertente è il carosello degli scrittori, “scrittori” che puntualmente spuntano come vespe d’autunno, toste e ovunque,
come il prezzemolo, nei caroselli televisivi per donarci le delizie della loro puntuale fatica annuale, una fatica che si spreme e si condensa negli “irrinunciabili” libri-panettone o strenne-panettone.

I “libri-panettone” inzeppano gli scaffali delle librerie, tra l’altro già affittati ad libitum da una manciata di case editrici e ingombrano con torri scenografiche i passaggi delle stesse guardandoti con malocchio in una sottile aderenza ai market.

Chissà perché, con l’avvento del Natale, ci si riferisce solo al cinema
(i cine-panettoni) quando invece nelle librerie fioccano questi altri ghiotti panettoni e, di questi, vi assicuro, sarebbe assai meglio non mangiarne e assaggiare invece quelli buoni all’uvetta, noci e cioccolato,
senza parole o di sole parole di bontà con un buon spumante o col caffè latte al mattino…
Tanto non saranno certo questi libri-panettoni a svegliare i lettori sopiti o se non addirittura azzopparli in fieri.

Compriamo pure i libri-panettoni ma scegliamoli con cura; di quelli buoni e soffici con i canditi che raccontano un pezzetto di vita, d’avventura o di sogno… Di quelli che lasciano la bocca impastata di profumi con la voglia di assaggiarne ancora, di leggerne ancora, di nutrirsi di pensieri e canditi.